E’ dal 2010 che abbiamo sempre dovuto registrare il continuo erodersi della normativa giuslavoristica tutto ciò in una logica liberistica e con la finalità mai riuscita di aumentare l’occupazione,
Abbiamo quindi avuto l’introduzione di molteplici decadenze con la legge 183/2010.
Il lavoratore deve procede ad impugnare entro 60 giorni altrimenti è irrimediabilmente decaduto dal poter procedere giudizialmente
La legge 92/2012, la cosiddetta legge Fornero che ha ridotto notevolmente la possibilità di reintegrazione in caso di licenziamento ingiustificato
La liberalizzazione delle somministrazioni
Il contratto a termine acausale
Il contratto a cosiddette tutele crescenti
E’ in estrema sintesi stato superato il principio del contraente debole giungendo al paradosso in cui si è addirittura superato l’equilibrio esistente nei rapporti civilistici per giungere a prevedere norme più favorevoli al contraente forte al datore di lavoro.
Il risultato
1. precarietà
2. gli occupati senza più tutele ricattabili
3. grande difficoltà e paura di far valere i propri diritti
L’ultimo dei capolavori è stato il jobs act con il contratto a tutele crescenti che ha sostanzialmente eliminato la reintegrazione in caso di licenziamento illegittimo e previsto tutele risarcitorie ridotte e calcolate solo sulla anzianità di servizio.
Con tale provvedimento era ridotte a poche mensilità le tutele per il lavoratore licenziato ed era svilito il ruolo del giudice.
Ebbene la Corte Costituzionale il 26 settembre 2018 ha dichiarato illegittimo il sistema di calcolo dell’indennizzo in caso di licenziamento ingiustificato introdotto dal Jobs Act.
Secondo la Corte «la previsione di un’indennità crescente in ragione della sola anzianità di servizio del lavoratore è contraria ai principi di ragionevolezza e di uguaglianza e contrasta con il diritto e la tutela del lavoro sanciti dagli articoli 4 e 35 della Costituzione».
Le conseguenze della decisione non sono ancora chiare, ma saranno molto rilevanti: la principale sarà che i giudici potranno decidere con maggiore autonomia l’ammontare dell’indennizzo. Le conseguenze si rifletteranno sia su chi ha cause di licenziamento in corso, che – soprattutto – sulle decisioni future di assumere o licenziare da parte dei datori di lavoro.
I giudici potranno riprendere il ruolo che gli è affidato dalla Costituzione ovvero giudicare la fattispecie concreta e decidere sulla illegittimità del licenziamento e sul danno da liquidarsi.
Per conoscere i dettagli della decisione e comprenderne meglio le conseguenze bisognerà attendere la pubblicazione della sentenza, oppure ulteriori precisazioni della Corte.
Quel che è certo è una maggiore tutela in caso di licenziamento o ciò sarà utile porterà a modificare i rapporti di forza datore di lavoro lavoratore.
